Categoria: Poesie

Nella favela dell’abbandono

favela

Mai girerò le spalle al pianto della sofferenza
passerò sempre la frontiera e andrò la dove c’è
sempre qualcuno che aspetta una stretta di mano
uno sguardo un sorriso un segno di vera umanità
Andrò là dove posso farmi contagiare dall’amore
nella visione di un mondo che brucia di miseria
stravolto da ogni forma di stupido appannamento
che vede più la dignità dell’animale che l’uomo
Andrò mi fermerò indosserò il grembiule leggero
servirò,modulando l’arpa della bontà che mostra
come un uomo si riconcilia con l’altro,cercando
nella favela dell’abbandono il dolore di Cristo

Come uno scaffale

scaffale

Il passato è come uno scaffale che conserva

ogni documento,pure i più intimi della vita

fotocopie forse sbiadite,dove ognuno guarda

come in una vetrina non solo il pendolo che

continua ad oscillare,benchè non come prima

per addolcire la sete delle ore che corrono

ma legge anche ciò che fu nel suo viaggiare

intarsio di sì e no,di sempre e mai,artista

di se e ma,senza aprire l’uscio dell’umiltà

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Riserve d’amore

bus

Alla fine della giornata,
dopo aver donato tanto
a chiunque,
mi ritrovo solo con me stesso,
intrecciato nel nido del cuore,
senza rimpianti,
e sempre pronto a raccogliere
le riserve d’amore per chi
domani busserà alla mia porta.

Quando ero piccolo

inf

Tutto
ricordo dell’infanzia,
libro già scritto ove
ancora mi cullo e vedo
quasi in uno specchio
i ponti delle immagini,
tela della mia memoria.
Quadri chiari
senza nei di oscurità ove
ancora transita l’azzurro
spensierato della vita,
che mi rende meno amaro
il pallido involucro
del pensoso presente.
Tutto
era bello sereno allegro
anche l’acquisto di scarpe
usate fatto da mia madre
da una zingara, era un dono
per me importante che oggi
ancora rammento con amore.
Pur nel respiro della povertà
per la quale le cose futili
erano straniere ai desideri,
nulla mi facevano mancare
il lavoro di mio padre
la regia di mia madre,per cui
anche con poco ero sorridente
Giorni cari
che il tempo non ammansisce,
ove senza giochi mi divertivo,
rincorrendo nidi di uccelli o
farfalle riposanti sui fiori,
che una volta fatti prigionieri
diventavano trofei di gioia.
Infanzia di semplicità
nuda e senza problemi
felice di respirare
il fresco dell’aria
dopo la pioggia o di contare
le stelle che le nubi velavano
o svelavano nel loro splendore.
Tutto rivivo
nella trasparenza della memoria,
dove ancora scorrono figure
di cose e persone il cui legame
resta come il tralcio alla vite
e lenisce il dolore di ciò che
più non c’è.

Ma diverso

mendicanti

Seduto in un angolo della mia stanza
mentre fuori altri credono che dormo
io osservo le ombre che si divertono
a morire nelle tenebre,le stelle che
gareggiano con la luna per tracciare
strade di luci,la notte ormai gonfia
che muta lenta nel giorno,l’universo
che si illumina di meraviglie e dona
segni sempre più attraenti di novità
Spazio ovunque senza muovermi,guardo
e mi perdo nell’infinità,dove medito
la povertà e la grandezza di ciò che
sono:soltanto uno tra tante creature
bagnate dall’amore di Dio,ma diverso
perché uno a cui ha dato le sue mani
per difendere il creato,i suoi occhi
per cercare e aiutare chi è in croce
il cuore per vedere fratello l’altro
il volto per farlo conoscere ovunque

 

A testa alta

Spesso dalle bugie ordite solo per diffamare
può nascere la verità,che spazza via inganno
ed infamia,eliminando l’ aia della cattiveria
ove ognuno fra le dita fa  frusciare  pensieri
che in pochi istanti sporcano anche le perle
più stupende, incise dalla furia della strada
Che dolore sentire addosso il peso del fango
che incurva il cuore e la mente senza sapere
da dove viene, come un vento sottile che fuma
prima gemiti di curiosità e dopo si distende
in ululati sempre più alti  come voci di lupi
il cui ascolto la fantasia agitata amplifica
Ma non sempre le bugie vincono,spesso cadono
e, benché trapuntate di tanti ricami meschini
con cui cercano di imbastire nuovi necrologi
soccombono alla forza della verità,che rompe
le maglie delle reti, facendo brillare l’ uomo
che avanza a testa alta senza odori  di fango

Voglia di incontrarti

madre

Se morire è non vedere più nemmeno un’ombra
di ciò che ho amato,non è veramente allegro
Anche  se mi consola la certezza dell’aldilà
ove tu riposi nel cuore di Dio,qui io fremo
dalla voglia di incontrarti,anche nel sogno
per godere il fruscio del tuo corpo curvato
o sentire l’eco di rimproveri nella visione
delle tue labbra,che mi dipingevano sorrisi
di maternità,che facevano brillare il cuore
Ora,ogni sera,vado a letto,con una speranza
mai spenta e sempre colma di vecchi ricordi
di ravvivare in me il volto della tua anima
inciso dalle tante rughe lavorate dal tempo
che mi aspetta sul solito divano di legno e
mi rimprovera,per non essere stato puntuale
un mondo di tante moine,con parole ed occhi
non proprio nervosi,anzi ancora materni,che
io vorrei,almeno un volta,rivivere in sogno

Airone in volo

airone

Quando mi fermerò sulla riva d’autunno
incerto per l’età,ricordo le primavere
vissute,abbracciato alle grandi poesie
della speranza,che impregnava il tempo
e dava sussulti di volo ad ogni ideale
Guarderò a ciò che fu la vita:intarsio
d’amore vero,che pur cadendo tra sassi
e spine,s’inoltrava sempre verso di Te
ove trovava la bellezza del suo domani
e l’energia per alzarsi airone in volo

 

 

Un posto per me

arco

Quando la scena della vita chiude la recita

non avrò gradini da salire ma un arcobaleno

senza barriere e senza cortei di sofferenza

che mi vestirà di colori e mi porterà lassù

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La bellezza del passato

conf

A dispetto di tanti amici
che non hanno il coraggio
di leggere più il passato
io continuo a rivisitarmi
per ricordare quando dove
battezzai torri di babele
nei ponti di risurrezione
quante follie abbandonate
negli usati confessionali
diventarono porti di pace
soprattutto,come io mutai
tante possibilità perdute
in profumo di fiori nuovi
che deponevo avanti a Lei
Maria in cappella,dove io
andavo con le mani aperte
ed uscivo pieno nel cuore
ricco dell’affetto di Dio
che muore tutti i venerdì
e risorge il terzo giorno