Categoria: Pensiero del giorno

Sognare per vivere e vivere per sognare

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Sognare per vivere e vivere per sognare può accarezzare lo scorrere del tempo,  può donare all’ esistere voglie diverse, ma non apre veri e reali orizzonti, dove ognuno scopre ciò che  é  e  quello per cui sogna e vive.

Imprigionare la vita solo in un andirivieni di sogni, fragili come il canto di una cicala, non la rende affatto appagante, anzi la diseduca dal vivere bene il suo destino,  che,  aldilà di tante contraddizioni, ha in sè la speranza delle cose di lassù.

Chiudersi, pertanto,  in questo circolo vizioso,  impedisce qualsiasi volo di conquista definitiva e sciupa il vivere e il sognare in povere appendici,  quasi ali bagnate di una farfalla,  che fa fatica persino a trovare la strada del ritorno.

Saperci sbarazzare di noi stessi

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Credo che il problema più delicato e difficile per ognuno di noi,  è sapersi  liberare dalle tante onde di cattiveria, odio ed invidia, che attorcigliano il cuore e lo rendono come un mare sempre agitato.

Sbarazzarci di ciò che alligna nella profondità dell’ io, dove è  nata una forma di convivenza, che fa sembrare un pò tutto normale, persino il male, è  un atto di coraggio, un gesto di vera pulizia, necessari per trovare noi stessi.

Oggi, sia nelle piccole che nelle grandi cose, non siamo più presenti a noi stessi: siamo trainati dal nostro disagio interiore, che,  finchè, come bussola orienta la vita, apre la porta a qualsiasi follia.

La verità di tanti eventi nefasti, che accadono tra di noi,  è da cercarsi appunto in questo grave disagio, che non trovando schiarita alcuna, ci veicola in un mondo di contraddizioni, dove tutto si tinge di nero.

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É difficile trovare un uomo che non ha mai pianto.

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É difficile trovare un uomo che non ha mai pianto.Se in lui ancora resiste un pensiero, una speranza di Dio e di umanità, troverà sempre occasioni di cuore, che gli aprono gli occhi.Anzi, chi crede di essere un duro, solo perché ostenta una maschera di insensibilità, non può non sentire le lacrime, appena riconquista la verità del suo sguardo.Esse sono il passaporto per bussare alla porta di se stesso e per vedere bene il volto di Dio.Del resto, la storia vera di un uomo non si scrive con gli occhi asciutti, ma con l’ inchiostro delle lacrime versate durante la vita.E sono sempre lacrime di sofferenza e di gioia.

La bellezza del donare

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Il poeta contemporaneo, Giorgio Caproni, scrive:” Tutti riceviamo un dono. Poi non ricordiamo più né da chi né che sia. Soltanto ne conserviamo, pungente e senza condono, la spina della nostalgia”.

La storia di ognuno è  un intarsio di doni ricevuti e presto dimenticati . Nemmeno il tempo per dire grazie che subito si accende la speranza di chiedere qualcos’altra.

E’ un circuito senza sosta, dove  non esiste ingratitudine del sorpasso: ciò che conta è avere qualcosa, che solo quando manca, accende il ricordo e, quindi,  la spina della nostalgia. Non tanto della presenza di chi ha donato , quanto dell’assenza  della cosa ricevuta.

Purtroppo, viviamo in un mondo strano, dove la riconoscenza è solo  un arco di tempo, che va da un piacere all’altro. E in questo frattempo così  breve, nonostante tutto,  ognuno potrebbe sperimentare una grande verità:  la bellezza di donare indipendentemente  da ogni genere di grazie.

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Scrivere la propria identitá

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Gli occhi, la mente ed il cuore degli uomini moderni non hanno più davanti a sé altre mete, se non quelle di correre sempre sugli stessi circuiti dell’ interesse e dell’ effimero.

Hanno smarrito, durante la giornata, il desiderio di levare al cielo un pensiero, un sospiro di richiesta: corrono senza alcuna fiducia, se non in se stessi.

E proprio qui cadono, anzi precipitano, perché una vita con gli occhi bassi, prigioniera della ragnatela da essa intessuta, rischia di imbattersi in un precipizio.

Pertanto, oggi più che mai, è necessario aprire gli occhi al cielo, non per eludere la realtà, che resta sempre un misto di stupore e di pensosità, ma per cercare, al di là del visibile, quelle pagine ancora bianche, in cui é possibile scrivere la propria identitá di figlio di Dio.

La fedeltà nelle piccole cose

fedLa grandezza di un vero cristiano non si misura sull’ eroicità dei suoi comportamenti, ma sulla fedeltà quotidiana alla fede, all’amore, alla giustizia e a tutti gli impegni assunti nel battesimo.

E’ facile essere eroi per una volta, ma è  difficile vivere da eroi e, soprattutto, essere fedeli nelle piccole cose.

Ed è  proprio questa fedeltà, che racchiude il respiro di grandezza ed imprime il sigillo dell’ autenticità cristiana.

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La tristezza di molti cristiani

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C’è una tristezza leggibile sul volto di molti cristiani che nasce dalla consapevolezza di non ascoltare e vivere in coerenza la Parola di Dio, rinchiusa in una sorta di perbenismo, che appaga l’apparenza, ma non il cuore.Il loro è un ascolto non vibrante, che non scende in profondità, fino a sentire il tormento di sé, al cospetto di ciò che proclama.Si perdono nelle amenità di vuoti ritualismi, che accarezzano la corteccia della mente, ma non allargano il respiro dell’anima che desidera il volto di Dio.E sono proprio costoro che tolgono alla fede il suo sorriso e la vestono spesso con una coltre di ipocrisia, che uccide ogni credibilità.Invece, oggi più che mai, il cristianesimo ha bisogno di trasparente semplicità e, soprattutto di volti sorridenti, nei quali ognuno può vedere e sentire il profumo di Dio.

L’invidia non gratifica

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L’ invidia é un sentimento del tutto straniero al mio modo di pensare ed agire.Guardo sempre con interesse chiunque incontro nel mio cammino, ben sapendo che  da  tutti, aldilà  di  ciò  che  rappresentano, posso ricevere qualcosa.Mai mi piango addosso, vedendo altri migliori di me;  anzi, mi ringalluzzisco, rubando da essi quello che mi manca.Rodersi al cospetto di chi é veramente bravo, rivela solo una povera fragilità psichica, che, se non misurata nel tempo, diventa cattiveria.Del resto, l’invidia  non gratifica, ma impoverisce nel cuore e nella mente.Invece, chi  con  semplicità riconosce  il talento altrui e cerca di emularlo, si arricchisce e vive senza il tarlo della gelosia.

La nascita del nuovo Anno

Perdersi nel tempo senza gustare il suo scorrere è profondamente triste. Non cogliere la possibilità di vita, che ogni istante racchiude in sé, è come un lento morire alle meraviglie, che lo spirito dona a chi si lascia aprire dalla sua bellezza. E’ solo uno smarrirsi in tante corse senza meta che creano un  senso di vuoto  e di insoddisfazione.

E’  la storia di molti, che si consumano in un movimento perenne, senza mai nutrire speranze reali di  futuro, bagnato dalla volontà di essere e non di sembrare nel solito circuito di fragili finzioni.

Al cospetto di quest’anno, già morente tra il chiasso e la baldoria, quasi celebrazione liberatoria di tutto ciò che non produce piacere o non è moda, è indilazionabile l’urgenza di rivisitare  il proprio vissuto, onde cercare e trovare nuove spinte propulsive, per configurare e qualificare quell’onda di umanità, che rende tutti più buoni e, soprattutto, più attenti  a quelle sue orme, che il tempo incide in ogni cuore.

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E il Signore non può non ascoltare

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Troppe volte soffochiamo il respiro della preghiera,
solo perchè pensiamo di non essere ascoltati.
Ci lasciamo sopraffare dalla fretta di avere ciò che chiediamo
e non ricevendolo subito,  ci convinciamo di non essere più amati.
Invece,  non è così,  anche perchè le ore di Dio sono diverse dalle nostre.
Non solo,  ma a nessuno fa mancare il suo amore sia quando esaudisce le richieste,
sia quando,  nella voluta sordità,  vuole la perseveranza.
Una fede vera, umile e paziente non ha mai fretta.
Continua sempre a chiedere, a cercare, a bussare.
E il Signore non può non ascoltare.
Anzi, è talmente sensibile alla fede viva ed insistente,
che facilmente si lascia da essa plasmare e piegare.
Ed  è  l’ unica via da percorrere,
se vogliamo strappare dal suo cuore ciò che vogliamo.