Ciò che immalinconisce nella Chiesa è la carenza di una vera comunione sacerdotale.
A parole si professa, ma nell’impatto con la realtà, si constata un’ opera strisciante di denigrazione, che nasce dalla gelosia, dalla voglia di farsi spazio, che sfocia, quasi sempre, nell’ accecamento delle capacità degli altri.
A volte certi comportamenti sembrano più ossessionati dall’ idolatria di se stesso, che dalla consapevolezza dei demeriti dell’invidiato, il quale, appesantito da tante disistime, si chiude spesso in sè, cercando altrove ciò che i confratelli gli negano.
Come sarebbe bello, invece, riconoscere i carismi altrui, condividerli, imitarli, in una sintonia di amicizia fraterna, che apre la porta al superamento di ogni tristezza, di ogni incertezza pastorale e, soprattutto, della grande solitudine!
Ciò che dilania i lineamenti del volto di Cristo e deturpa l’ immagine di una Chiesa particolare non è tanto la critica inconsulta di alcuni laici, i quali spesso si divertono a rendere trastullo nei loro discorsi questo o quel sacerdote, proiettando su di lui, il letame dei propri pensieri, ma è l’ agire di certi confratelli, che, non conoscendo la tecnica della difesa sacerdotale, preferiscono trasformare le chiacchiere altrui in mezze verità.
Semplice superficialità o desiderio di umiliare quei carismi, che il Signore dona e con cui rende bella e fresca la sua Chiesa?
Ai posteri l’ ardua sentenza.

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