L’attaccamento a ciò che si rappresenta ed a ciò che si ha, spesso prostra l’ andamento della vita in un chiaroscuro incerto, che appesantisce ogni soffio di libertà.
È un pò un lasciarsi imprigionare dalla voglia del ruolo occupato, dalla pretesa di essere il migliore, dalla paura di non essere più “personaggio” senza di esso.
Vivere questo stato è svilire lo spirito della libertà, unica vera ebbrezza, che allarga gli orizzonti e permette di volare alto, disincantato dalla frenesia di perpetuare in sè un qualcosa, la cui presenza ha sempre il crisma della temporaneità.
Sarebbe certamente più interessante gestire il ricevuto con la passione del servizio, senza mai considerarlo come espressione confusa di se stesso. Pertanto, lasciare un giorno ad altri una poltrona, non deve generare amarezza, ma solo un senso di gioia, soprattutto se usata nell’ interesse del bene comune.

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