Maternità divina di Maria e Giornata della pace

All’inizio del nuovo anno siamo invitati a celebrare il mistero di Maria SS. Madre di Dio e la giornata mondiale della pace, voluta, sin dal 1968, dal Santo Padre Paolo VI°. Due circostanze liturgiche che si coinvolgono in maniera intensa e profonda, essendo la pace sbocciata proprio nel seno verginale di Maria: da Lei, infatti, è venuto a noi Cristo, il principe della pace.

Relativamente alla maternità divina, puntualizziamo che Maria è la Madre del Figlio secondo la natura umana. Non è madre del Dio unico in tre persone, ma è la Madre del Figlio, Gesù, che è Dio. Questa maternità rispetto al solo Figlio è la ragione sufficiente e completa perché Maria venga chiamata Madre di Dio.

Lei partecipa in silenzio e stupore al mistero di questo figlio, nato da Dio e che non riceve solo per sé, ma per l’intera umanità. Del resto, non c’è maternità che non sia anche un dono per gli altri.

Ed oggi, più che mai, dobbiamo meditare su questo dono di vita, di salvezza e di pace che Maria ha fatto al mondo intero, dandoci Cristo, Suo Figlio.

Ma per il cristiano questa giornata deve essere anche una giornata di preghiera e di impegno per seminare i germi della pace con la parola, con la persuasione, con la pratica stessa della pace.

Gesù insegna che la vera pace non si costruisce con le armi, ma con la riconciliazione dei cuori, con la difesa della giustizia, con il rispetto dei diritti dell’uomo.

La pace non è un regalo, o qualcosa che si può comprare, ma è la somma di tutti i valori umani e a Natale diventa la visibilità, la manifestazione del bene.

Per vivere la pace l’uomo deve disarmarsi, deve liberarsi di tutti i mali che lo tiranneggiano, lo rendono schiavo;in altre parole, deve diventare un uomo nuovo. Solo chi diventa un uomo nuovo, sarà un uomo di pace.

Ma come è possibile diventare uomini nuovi in questo contesto di società, coinvolta in uno smarrimento mentale, morale e religioso, dove tutto si misura sulle cose e nulla o poco sul valore della persona?

Come è possibile progettarsi come operatori di pace, quando in ogni angolo di strada si nasconde un prossimo che ti inganna, ti ruba, ti uccide?

Come è possibile proclamare la pace, quando venti inquietanti si addensano sul mondo che si configura ancora come uno scenario di morte e di desolazione, uno spettacolo di arrivismo e di compromesso, una follia di potere e di sangue?

La pace non è un proposito velleitario, non è un’utopia, ma è una realtà, un dovere, un’esperienza umana, un valore della persona aperta ai valori esistenziali del Vangelo. Essa si realizza là dove c’è un cuore che crede nella vita, che crede nell’amore. E finché al Dio della vita e dell’amore l’uomo risponde con il grido malinconico della morte e del disamore, non vi sarà la pace.

Finché Abele continua ad essere ucciso, trafitto dall’arroganza di Caino, artefice di morte, non si progetterà la pace.

Finché il demone della follia continuerà ad essere presente nel cuore delle madri, che uccidono i propri figli, impedendo loro di vedere la luce o nel cuore di tante persone che abbandonano i figli per semplici calici di nuovi egoismi sentimentali, non si può parlare di pace.

Finché il tarlo del denaro diventa usura a danno del prossimo, nel cuore dell’uomo ci sarà solo guerra. Né si creeranno serie promesse di pacificazione, se i detentori del potere continueranno a chiudere gli occhi di fronte al malessere di tanti giovani disoccupati, che avanzano senza speranze e senza certezze, in cammino verso un futuro senza approdo.

Neppure è possibile ipotizzare la pace, se lo spettacolo dei ricchi continua ad offendere le lacrime dei poveri o il calice della sofferenza continua ad essere bevuto da coloro che non hanno alcuna consistenza sociale.

Finché esiste questo contesto di precarietà, dove ogni cosa si misura sulla convenienza, la pace non si realizzerà mai. E non si realizzerà mai, se coloro che occupano posti di responsabilità istituzionale, politica e sociale, non diventeranno essi stessi uomini nuovi, puliti nella mente e nel cuore, impegnati a costruire seriamente il futuro per le nuove generazioni. Le quali non desiderano promesse inutili, ma vogliono chiarezza, trasparenza,  lavoro.

Vogliono una società più onesta, più umanizzata, nella quale per tutti dovrebbero esistere garanzie di libertà, di solidarietà, di occupazione.

L’anno nuovo, che iniziamo, sia per tutti una vera opportunità per gesti di pace e di autentica accoglienza dell’altro; un impegno responsabile a camminare nella luce dell’amore e della vita.

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