L’ angoscia più grande per un morente è chiudere per sempre gli occhi
senza alcuna speranza di una vita diversa da quella vissuta.
È un mondo che gli precipita addosso nella notte, sigillandolo nei meandri del nulla.
Deve essere una disperazione atroce il sapersi finito, senza neppure una scintilla di luce, che gli sopravvive.
Quell’ onda di tristezza che dipinge il suo volto e ha accompagnato ogni istante di vita, all’improvviso si fa abisso privo di identitá, che ingoia la visione di ciò che è stato.
Non così per chi ha ravvivato il suo tempo nel pensiero dell’ eternità.
Per lui ogni momento che passa, anche se è pieno di tormento e speranza,
non è visto come nemico, ma come amico, perchè, una volta esaurita la clessidra,
gli apre la porta delle sorprese, ossia la bellezza dell’ incontro con Dio.

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