La Chiesa oggi celebra la solennità dell’Immacolata Concezione.
E’ l’occasione propizia per rileggere la storia di Maria alla luce della Sacra Scrittura. Infatti, qui noi troviamo l’esatta valenza della sua forza propulsiva nella realizzazione del progetto salvifico di Dio. Qui scopriamo la sua bellezza, tanto antica e sempre nuova, che sedotta, sin dall’inizio, dal Signore, diventa ascolto, accoglienza del suo creatore. Qui gustiamo la sua semplicità che la fa “piccola”, pronta ad aprirsi alle meraviglie che l’Onnipotente opererà in Lei. Qui la contempliamo donna e madre insieme, in un atteggiamento di adesione incondizionata alla volontà di Dio, che la rende modello compiuto di fede pregata e vissuta. Ebbene, questa creatura luminosa viene indicata quale punto di riferimento storico-salvifico proprio nel momento di massima rottura dell’uomo con Dio. Proprio in occasione del peccato originale, noi vediamo apparire sullo scenario della storia Maria, donna di infinite potenzialità, la quale capovolgerà le sorti dell’umanità, aprendola alla speranza di una nuova vita in Cristo, l’uomo perfetto. Noi sappiamo che il progetto di Dio è la santità dell’uomo. Per l’attuazione di tale progetto, Dio cerca di coinvolgere Adamo ed in lui ogni essere umano, di tutti i tempi. Ma l’uomo, questo bambino capriccioso, invece di lasciarsi sedurre dalle vie di Dio, preferisce percorrere strade alternative, facendosi imbrigliare nella spirale del diavolo.
A questo punto tutto diventa tenebra. Tutto sembra destinato al fallimento. Il progetto di Dio viene scombussolato, l’uomo si ritrova solo con se stesso, senza alcun dialogo con Dio, che ormai sente lontano, quasi suo nemico. Ma Dio, Padre paziente e misericordioso, non l’abbandona al suo destino: lo cerca e lo ritrova. Così ricostruisce il suo progetto originario di salvezza, aprendo il futuro alla speranza. Una donna, Eva, aveva causato la grande disfatta spirituale; un’altra, Maria, ricostruirà la grande vittoria:” Io porrò inimicizia tra te e la donna – dirà Dio al serpente tentatore – tra la tua stirpe e la sua stirpe; questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”. E questa è la “buona novella” per l’umanità decaduta, nella quale viene prefigurata la nostra redenzione: Maria è la nuova Eva, che ci dà la vita, generando Cristo, vera vita del mondo. Non solo, ma preannunziata da Dio, diventa la sua privilegiata. E non poteva essere diversamente, essendo stata predestinata ad essere sua Madre: Lei, semplice creatura, pensata e destinata quale Madre del suo Creatore.
Nel brano evangelico odierno La vediamo dialogare con l’Angelo. Cerca di capire, ma senza sottrarsi alla volontà di Dio. All’annuncio della maternità non si lascia travolgere, ma chiede:”Come è possibile? Non conosco uomo”. E’ il trionfo della sua femminilità illibata. Così, una volta rassicurata, che ciò che sta per compiersi in Lei, è opera dello Spirito Santo, brilla la sua adesione al progetto di salvezza:”Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”.
Sono parole di infinita obbedienza che ci fanno contemplare Maria come esempio perfetto di purezza:”Non conosco uomo”; di umiltà: “Eccomi, sono la serva del Signore”; di candore e semplicità:”Come è possibile”; di obbedienza e di fede viva:”avvenga di me quello che hai detto”. Quelle di Maria sono parole che superano all’infinito la disobbedienza di Eva. Anzi, in queste parole, troviamo una capacità di risposta e di cooperazione, che esalta la stessa scelta gratuita compiuta da Dio nei suoi riguardi. Rispondendo all’Angelo: “Avvenga di me quello che hai detto”, Maria permette alla “grazia” di invadere il mondo e di creare quell’umanità nuova, di cui Lei è l’esemplare più bello. Così, diventa Madre di Cristo, permette al Verbo di porre la sua tenda in mezzo a noi, di essere l’Emmanuele, il Dio con noi. Con la sua fede, Maria è veramente lo strumento scelto dal Signore per portare a compimento la redenzione. Anzi, in quest’opera redentiva è la persona più unita alla persona divina di Gesù: insieme formano la coppia della nuova alleanza, la nuova Eva e il nuovo Adamo, che riscatteranno il genere umano. Possiamo dire che Gesù ha preso Maria come sua compagna nella gioia, nella predicazione, nella sofferenza, nella morte. E questa unione di Maria a Gesù non è casuale, ma rientra nel progetto di Dio. Infatti, all’origine della Incarnazione c’è l’incontro tra l’amore del Padre, che dona suo Figlio, e quello di Maria che lo accoglie. In questo incontro Maria si impegna, come nuova Eva, per tutta l’umanità. Si impegna a nome di tutti noi. Non solo, ma con il suo “sì” impegna anche tutti noi ad accogliere Gesù. Pertanto, il suo unico obiettivo è condurre tutti al proprio Figlio. Davanti alla figura stupenda di Maria, quale deve essere il nostro comportamento? Quale devozione esprimerLe? Ebbene, la devozione alla Madonna non è un atteggiamento sorpassato. E’ sorpassato il devozionismo, ma non la sua scoperta personale. Certo, non basta il semplice culto esteriore: S. Rosario, pellegrinaggi ….; è necessario un culto interiore, che consiste nel santificare la vita sull’esempio della sua vita. Solo a queste condizioni, noi scopriamo che Maria è una persona viva e non una statua o un fantasma del passato. Anzi, La sentiamo affettuosa compagna nel nostro pellegrinaggio; la veneriamo Madre premurosa che ci aiuta a riconquistare il cuore di Dio. E precisamente, ad entrare nel cuore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, di cui Lei, Maria, è Figlia del Padre, Madre del Figlio, Sposa dello Spirito Santo.

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