Due date segnano la nostra vita: quella di nascita e quella di morte.
Una volta aperti gli occhi, viviamo e cresciamo in questo frattempo, che impregniamo di ciò che noi siamo.
Infatti, in esso facciamo scorrere sentimenti e conoscenze, speranze e certezze, illusioni e delusioni, impegni e nullafacenze in un turbinio, che avanza in modo irreparabile.
Eppure, non è il tempo a mangiare noi, ma siamo noi che lo divoriamo, nutrendoci alla sua ombra.
E finchè lo tracimiamo, convinti che ogni istante non è un semplice “Khronos”, ma un fecondo “kairos”, noi sappiamo dove ci porta e dove andiamo.
Cioè, capiremo che esso non è il mostro, che spegne persino la memoria di noi viventi, ma è un andare pieno di Dio.
Il Quale, pur vivendo fuori e al di sopra del tempo, interviene in esso, nella nostra storia.
E salva sia il tempo, facendone una tappa verso il Cielo, sia noi, aprendoci e un continuo varco verso l’ eternità e trasformando i palpiti del tempo in un vero “giubileo di grazia”.

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Bellissima ” I palpiti del tempo”. L’uomo ha sempre avuto fin dall’antichità il bisogno di fare le cose grandi e di essere ricordato per le stesse. la letteratura ne è piena di esempi : iliade, Odissea fino ai Sepolcri di Ugo Foscolo.Non ha riconosciuto poi subito lo stesso uomo la Grandezza di Dio Gesu perchè era “inaspettata. ” Cioè non era il conquistatore che avrebbe liberato gli ebri dai Romani. Ma quanta grandezza ha dimostrato quel bambinello nato in una stalla a Betlem?
Lui governa il mondo e ci da la forza e la bellezza della nostra vita. Sto comprendendo che la nostra vita non è una parabola e che nemmeno la morte è irreversibile se ci nutriamo di Lui e viviamo in Lui.
Il messaggio di Giovanni Paolo II il messaggio16 ottobre 1978 “aprite, anzi spalancate le porte del vostro cuore a Dio” l’ho inascoltato oggi alla vigilia della canonizzazione del Santo Padre. E domani nel Vangelo di Giovanni ci sarà l’invito di Cristo risorto a superare le nostre paure. Noi ci affanniamo a difendere la nostra vita, egoisticamente preservandoci a che si conquisti un giorno in più, barricandoci in casa come fecero gli apostoli, timorosi che la vita terrena è la sola certezza, che le cose materiali sono la sola realtà, che il danaro sia il solo strumento. Quanto è grande il dono della fede che ti fa superare le paure. Quanto è dolce la voce di Cristo che ti chiama, ed io di fronte a questo voce mi sento piccolo, inadeguato, desideroso di essere suo degno strumento, non con grandi cose, ma partendo da quelle semplici.