Epifania

 

 

Epifania è una parola greca che significa manifestazione: manifestazione non di qualcosa, ma di Qualcuno; e, precisamente, manifestazione  di Gesù come Figlio di Dio e Salvatore al cospetto del mondo intero.Le tre letture bibliche, con perfetta sintonia, evidenziano questo afflato universale di salvezza, manifestatasi agli uomini attraverso Cristo. Il quale non è venuto soltanto per Israele, ma per tutti.Cariche di significato sono le parole del salmo 71:”Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra”. Una visione universale del progetto salvifico di Dio che il profeta Isaia, nella prima lettura, esprime in maniera veramente stupenda.Egli descrive la gloria di Dio che risplende su Gerusalemme, la quale diventerà richiamo per tutti i popoli della terra. E lo fa con un linguaggio ricco di imperativi:”Alzati e rivestiti di luce……Alza gli occhi intorno e guarda”. Imperativi che compendiano un accorato invito agli Israeliti ad uscire dalla rassegnazione della sconfitta, a superare gli angusti spazi dei propri pensieri, per ammirare la grande luce, che brilla su Gerusalemme, verso la quale andranno uomini e donne di ogni lingua e nazione. E tutti saranno attratti dallo splendore di questa luce sia gli Israeliti che le nazioni straniere: entrambi accomunati in uno stesso cammino e diretti verso la città santa, la quale, più che risplendere di luce propria, brilla della luce che le viene da Dio.Ci troviamo davanti ad un contesto di vero universalismo salvifico, nel quale si contempla non un’umanità contrapposta, ma unita, senza distinzioni, chiamata alla luce.

Questo tema della salvezza universale  è ben sottolineato nella seconda lettura, tratta dalla Lettera agli Efesini, nella quale Paolo proclama che il mistero di Dio, tenuto nascosto ed ora svelato, è il progetto di riunire in una sola famiglia, la nuova Gerusalemme che è la Chiesa, tutta l’umanità, essendo tutti, indistintamente, stati “chiamati in Cristo a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo”. La luce che unifica le membra di questo corpo è Cristo; il segno e lo strumento di tale riunificazione è la Chiesa, la quale, come comunità dei credenti, che si è lasciata invadere dalla luce, deve diventare annunzio gioioso del Cristo, centro di irradiazione di salvezza per tutti.

E qui  entriamo nel cuore del brano evangelico, nel quale il rincorrersi degli avvenimenti si arricchisce di profondi significati religiosi.Ebbene, la dimensione universale e missionaria della Chiesa, intrinseca alla venuta di Cristo fra di noi, è ben rappresentata dai Magi, la cui presenza costituisce un evento importante nella storia della salvezza, la quale con essi ,venuti da lontano, si dilata, coinvolgendo tutta l’umanità. Al di là del mistero che avvolge la loro identità personale, il luogo di provenienza e lo stesso numero, ciò che colpisce nel racconto dei Magi è il loro cammino di fede che, sotto la guida della stella, li conduce all’incontro con Cristo, luce delle genti.Quello dei Magi è un lungo e faticoso pellegrinare da Oriente ad Occidente fino all’ultimo traguardo: l’adorazione del Bambino Gesù, riconosciuto quale Messia e Salvatore universale.Purtroppo tale cammino si scontra con la incredulità di Erode e della città di Gerusalemme,che alla notizia della nascita del “Re dei Giudei”, cadono in un profondo turbamento.E qui l’evangelista Matteo ci permette di cogliere alcuni  tratti caratteristici della fisionomia di Cristo, il quale è sì un Dio venuto in mezzo a noi, ma la Sua persona è racchiusa in un contesto drammatico di contraddizione. Infatti, sulla sua strada non troviamo solo chi Lo cerca per adorarLo, come i Magi, ma anche chi Lo cerca per ucciderLo, come Erode.

Ricerca ed accoglienza da parte dei “lontani”, rappresentati dai Magi; indifferenza o rifiuto da parte dei “vicini”, rappresentati da Erode e Gerusalemme, delineano un tratto veramente sorprendente del volto del Messia: un volto cercato e rifiutato.Comportamenti contrastanti che ripropongono l’antico e sempre attuale problema della fede: questo dono che Dio fa ad ogni uomo, il quale però è libero di accettarlo o rifiutarlo.E questo è il grande mistero che attraversa la storia dell’umanità, sempre con la stessa forza dialettica, perché  – ricordatevi – chiunque incontra Cristo o l’adora o gli lancia pietre: non ci può essere alcuna via di mezzo. Chi l’adora diventa rivelazione di Dio attraverso la testimonianza della propria vita. Anzi, un vero incontro di fede si fa subito adorazione e contemplazione.Pensiamo per un attimo al  dono della fede, ricevuto dai Magi: esso divenne subito totale ed intelligente adesione al Messia, ma anche chiara testimonianza adorante, espressa con l’offerta dei propri doni: oro, incenso e mirra.Viceversa, chi lo rifiuta o gli lancia pietre rischia di entrare in un meccanismo disumano con la perdita di ogni valore, con la sopraffazione di ogni afflato religioso, morale e spirituale.Ebbene, noi credenti oggi, se vogliamo essere testimoni adoranti, abbiamo una sola via per cercare e mostrare il volto di Dio: cercarLo seguendo la via del bene e della verità; mostrarLo attraverso genuini atteggiamenti di carità e di pace, di giustizia e di perdono.

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