Non sono pochi i cristiani che hanno le labbra della carità, della giustizia e della pace, mentre il cuore è chiuso nello scrigno di se stessi, attenti alla visione di ciò che hanno e che li rende incautamente appagati.
Troppe sono le distanze tra ciò che credono e ciò che vivono; tra quello che pensano e quello che testimoniano.
Spesso si illudono di sapere e di vedere tutto, ma il loro è un sapere e un vedere senza cuore; ritengono di essere i depositari di Cristo, però sono incapaci di rivelarlo nelle cose che contano.
Infine, a volte, gridano di essere a posto con Dio e con gli uomini, invece, nella realtà sono lontano da Dio e dagli stessi uomini.
Le squame dell’ ipocrisia ancora non cadono dai loro occhi, ancora non prendono atto dei loro limiti, delle loro povertà.
Eppure, oggi più che mai, Dio interpella tutti sull’ autenticità di se stessi.
E questo è un invito ad uscire dal sonno della cecità, per aprire gli occhi alla bellezza e semplicità del Vangelo.
E’ una chiamata ad essere trasparenti e luminosi, ben sapendo che ” Dio non guarda l’ apparenza, ma il cuore “, il quale più è nella luce, più permette di vedere e leggere le cose, le persone e gli avvenimenti con gli occhi di Dio e, quindi, con gli occhi della fede.

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