Battesimo di Gesù

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La  celebrazione liturgica del Battesimo di Gesù ha una sua grandiosità, una sua ricchezza che non può essere interpretata esclusivamente o prevalentemente in chiave di anticipazione prefigurativa del nostro Battesimo.

Il Battesimo di Gesù è qualcosa che riguarda soprattutto Lui e la Sua missione di salvezza in mezzo agli uomini.

Il riferimento al nostro Battesimo è solo una conseguenza.

Tuttavia, esso è un evento salvifico pieno di mistero, che viene come spiegato dalle parole di Giovanni Battista e dalla irruzione dello Spirito Santo in forma di colomba. La scena si svolge sulle sponde del fiume Giordano in un contesto apparentemente ordinario, ma attraversato dal divino e dal soprannaturale.

Centrale rimane il gesto di Gesù che domanda di essere battezzato.

Il brano del Vangelo lo si può dividere in due parti: la prima presenta il Battista che rende la sua testimonianza a Gesù; la seconda descrive la scena del Battesimo di Gesù.

A questo punto, è opportuno sottolineare che il Battesimo del Battista era un rito di purificazione completamente diverso dagli altri in uso al suo tempo. Esso voleva essere non solo una pubblica accusa dei propri peccati ed un impegno pubblico a convertirsi e a rinnovarsi interiormente, ma era soprattutto ordinato ad annunciare e a predisporre la venuta del Messia. Per cui il Battesimo del Battista non aveva tanto valore  in sé, quanto per quello che preannunciava.

E chi preannunciava? “Dopo di me viene uno che è più forte di me ed al quale io non sono degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzati con acqua, ma Egli vi battezzerà con lo Spirito Santo”.

La missione di Giovanni è precisamente quella di fare spazio al “più forte che, pur venendo dopo di lui, gli passerà avanti”.  Proprio perché “più forte”, il Messia avrà la possibilità di rinnovare e di trasformare il cuore degli uomini molto di più di quanto potesse fare il Battesimo di sola acqua del Battista:”Egli vi battezzerà con lo Spirito Santo”.

Parole che richiamano quella pienezza trasformante dello Spirito che il profeta Ezechiele così preannuncia:”Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati……Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio Spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei precetti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi”. Espressioni meravigliose che evidenziano una grande immersione nello Spirito; questo è il Battesimo nuovo con il quale Gesù battezzerà tutti i credenti nel suo nome.

Alla luce di quanto abbiamo detto è più facile comprendere la scena del Battesimo di Gesù. Egli come normale giudeo va a ricevere il Battesimo di Giovanni; compie così un gesto di abbassamento che lo colloca alla pari di tutti; un gesto che non ha altra spiegazione se non quella di esprimere la sua solidarietà con tutti noi che siamo figli del peccato. E questo gesto di abbassamento, con cui Gesù inaugura davanti al mondo la sua missione di salvezza, riceve l’approvazione del cielo, espressa con l’immagine dei “Cieli che si aprono”.

L’immagine poi dello Spirito, che scende in forma di colomba, evoca la tenerezza amorosa del Padre Celeste,che si china sul proprio Figlio diletto allo stesso modo con cui una colomba si avvicina ai suoi piccoli, svolazzando attorno a loro.

Ebbene, nel Battesimo di Gesù, Dio fa pubblicamente la sua dichiarazione di paternità:”Egli, l’Invisibile, rivela che è Padre e che quel Gesù che esce dalle acque del Giordano è Suo Figlio”.

E nel Figlio Gesù noi, rinnovati dall’acqua e dallo Spirito, diventiamo figli diletti del Padre.

Pertanto, contemplando il Battesimo di Gesù, noi veniamo a prendere coscienza della nostra identità di figli adottivi. Anzi più contempliamo il Figlio e più acquistiamo coscienza della nostra filiazione adottiva. Più viviamo da figli adottivi e più il Figlio ci guida nel grembo della vita trinitaria, fino a renderci “partecipi della natura divina”.

Purtroppo, ci siamo abituati troppo a vivere come creature di Dio, ma non abbastanza come figli di Dio. Per cui facilmente dimentichiamo che Gesù è sì il Figlio Unigenito, ma è anche il primogenito tra molti fratelli. Così in Lui e grazie a Lui, il Padre dice a ognuno di noi:”Tu sei mio Figlio”.

Scrive il Claudel:”Voi avete un Padre in cielo che non sa più come distinguervi da Suo Figlio”. Sì, presso il Padre noi formiamo con il Figlio Gesù un solo essere filiale.

Ma allora, se è così, perché tanta cattiveria fra di noi? Perché tanto odio, tanto disimpegno sociale, tanta indifferenza? Perché chiudere gli occhi verso chi chiede un sorriso di affetto o verso chi tende le mani per qualcosa?

Ebbene, se vogliamo sentirci realmente familiari di Dio, dobbiamo riscoprire la nostra dignità di figli; solo nella consapevolezza di tale dignità, saremo più generosi e solidali verso tutti i nostri fratelli e, nello stesso tempo, gustiamo di più la gioia che lassù abbiamo un Padre che ci ama con la stessa bontà con cui ama il proprio Figlio Gesu’.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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