La politica mangia anche il superfluo

mangiareE’ un momento di particolare fragilità economica quella che il nostro Paese sta vivendo, avvolto peraltro da una ragnatela politica, intarsiata di idee e comportamenti deboli, che nulla o poco fanno per invertire la bussola del disorientamento.

Infatti, non si può sottacere che il potere, al cospetto di tanta crisi, invece di tracciare nuove strade di rinnovamento, finalizzate alla eliminazione delle strutture intermedie frenanti ogni iniziativa personale ed  imprenditoriale, si pavoneggia solo in una fiera verbale, che ha l’ unico scopo di difendere e garantire le proprie posizioni di privilegio.

E’ veramente avvilente assistere alla quotidiana commedia del mondo politico, che recita sempre sugli stessi canovacci con  promesse che brucia appena proclamate, mentre si fa sempre più pesante la sofferenza dei vecchi e nuovi poveri, i quali cercano rifugio e comprensione esclusivamente nelle strutture di carità.

E ciò che crea rabbia è lo sperpero del denaro pubblico che, invece di essere veicolato verso le emergenze di solidarietà, viene consumato dai centri di potere persino per il loro superfluo. E’ il solito quadro della vergogna, sfumato in cornici di apparenze ingannevoli, che cedono al cospetto della verità processuale, triste intarsio di compromessi e di latrocinio. Un siffatto contesto, oltre a produrre smarrimento mentale, morale, sociale ed economico, con profondi steccati verso chi governa, innalza anche il livello di paura di perdere quel poco che si possiede.

Per cui chi ha, non spende; chi non ha, si fa mendico in cerca di sopravvivenza.

E, mentre l’indebitamento pubblico continua a prostrare il Paese, afflitto dalle fauci di un fisco, che non conosce limiti e che con grande fantasia conia, anno dopo  anno, nuovi balzelli, è facile constatare  la disperazione di chi, vedendo  naufragare i tanti sacrifici in rivoli di appannaggi personali o partitici, compie gesti inconsulti, pur di liberarsi dalle tante arpie fiscali, che spesso non hanno alcun sapore di umanità.

Naturalmente tali situazioni di profonda precarietà e sofferenza generano negli uomini di buona volontà  un approccio interpersonale qualitativamente diverso, non fatto di semplice e freddo corrispettivo tra prestazione e controprestazione, ma di comprensione e, soprattutto di una attenzione veramente umana, che nasce dal cuore e discende sul versante di questo terribile quotidiano, che coinvolge tante famiglie ed imprese già sull’orlo di una seria esplosione. Alla luce di tali considerazioni, che certamente non possono non stringere in una morsa di pensosità, è fortemente deprimente osservare lo scialacquio di denaro pubblico in barba ai morenti di fame e ai tanti portatori di carità, che agiscono in nome e per conto di Cristo.

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