Cristiani anagrafici

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Molti sono i cristiani che balbettano la loro appartenenza alla Chiesa senza alcuna convinzione.
Si vestono a festa la domenica, pur vivendo nei giorni feriali, al guinzaglio dei propri interessi, distanti da Dio e dal prossimo.
Il loro è un cristianesimo spento, privo di vitalità, raccolto in un album di semplici ricordi, che affiorano per subito scomparire.
In certe circostanze liturgiche trovano anche spunti di emozioni ed autoesaltazione dello spirito.
Ma il loro vissuto quotidiano mai si libera di quella fuliggine di mediocrità, che resiste ad ogni apertura di fede.
Pensano di essere puliti solo perché sanno chiudersi nel loro perbenismo esteriore.
Credono di essere buoni solo perché ogni tanto donano un po’ del loro superfluo.
Si illudono di essere onesti solo perché non rubano al prossimo, anche se non disdegnano di fregare la cosa pubblica.
E sono proprio costoro che intenebrano la fede e svuotano il cristianesimo, i quali non esigono maschere di bellezza, ma trasparenza di cuori, capaci di sentire e sentirsi nel cuore di Dio.
E’  troppo vero quanto  diceva S. Ignazio di Antiochia:”E’  meglio essere cristiani senza dirlo, che dirlo senza esserlo”.

Una risposta to “Cristiani anagrafici”

  1. crescenzobove scrive:

    Ma è difficilissimo essere cristiani nel vero senso della parola cioè seguaci e/o amici di Cristo.Durante l’ultreja di ieri sera è satto affrontato il tema del perdono.
    Penso che questo sentimento debba essere ancora pensato e meditato da quanto si è discusso.Il perdono è solamente una prerogativa divina? cioè solo Dio può perdonare? Il perdono dev’essere chiesto per averlo? lo si può concedere senza che venga chiesto’ E’ piu facile perdonare il proprio nemico che la persona che si amava e chi ci ha fatto un torto? Molta carne a cuocere. E’ anche emerso che il perdono non sempre è concedibile perchè sono un uomo e in tutti i miei difetti umani vi può essere anche il non perdono.Ma è stato puntualizzato dl sacerdoto che ci ha assistito che noi cursillisti non siamo un’associazione calcistica o altro ma siamo seguac di Cristo e camminiamo sulle sue tracce.
    Con questi ripensamenti ce ne siamo tornati a casa ma penso che nel nostro cuore e nella nostra mente mediteremo e filtreremo ancora questo sentimento, in quanto ritengo che il perdono non è un sentimento “statico” ma “dinamico”. De Colores

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